articolo del collettivo FIGLI DI FËANOR, tramite PAOLA CARTOCETI
Ringrazio la Voce di Arda e Giuseppe Scattolini che mi hanno invitata a parlare a nome dei Figli di Fëanor il 17 aprile alle 21. Sono laureata in filologia italiana cum laude, studiosa di lingua e letteratura inglese e traduttrice di Robin Hobb per Fanucci e di racconti apocrifi di Sherlock Holmes per Delos. Dal 1989 pubblico racconti e ho vinto vari premi; di recente ho pubblicato un saggio critico sullo Hobbit di Peter Jackson nel volume “Hobbitologia” (Camelozampa 2016). Ho presentato diverse conferenze tolkieniane, la più recente su Eärendil (2019, recuperabile sulla Voce di Arda), che spero di raccogliere in volume.
I Figli di Fëanor (ifiglidifeanor.home.blog) nascono nell’agosto ’19 su iniziativa di alcune “personalità” tolkieniane dilettanti, come me, quando venimmo a sapere della traduzione Fatica della “Compagnia dell’Anello”, sostenuta dall’AIST. Non pensavamo di arrivare fin qui; all’inizio era una goliardata per sfogare la frustrazione, ma con il passare dei mesi è diventata un’iniziativa sempre più seria, cambiando anche impostazione in corso d’opera.
La dichiarazione programmatica sul blog dei Figli applicava la retorica del “giuramento” alla difesa aprioristica della traduzione Alliata (dilettanti, appunto: non sapevamo che era meglio dire “Alliata/Principe”). Studiando l’argomento è stato sempre più chiaro che è inutile difendere A/P con i detrattori: ci si apre a confutazioni interminabili e spesso aggressive.
Il giuramento rimane valido, solo che ormai sappiamo che i Silmarilli sono perduti. Meglio confrontare la traduzione Fatica con l’originale, mostrando come essa non restituisca affatto il “vero Tolkien”, come invece vantano i suoi fautori. Alziamo lo sguardo verso la stella Eärendil e diciamo, come Maedhros quando vide che la loro sanguinosa impresa era fallita: “Di certo, quello è un Silmaril che splende in Occidente”.
I Figli di Fëanor stanno quindi raccogliendo tutte le fonti primarie sulla nuova traduzione e tutti gli errori e incongruenze che vi si trovano, con l’aiuto di traduttori e filologi fra cui me stessa. Tutte le citazioni che farò sono reperibili sul loro blog.
Anonimato: Purtroppo molti studiosi di Tolkien tacciono. Non vogliono litigare, non si identificano con i gruppi ufficiali, non sono interessati alla politica; eppure vogliono difendere quella luce che splende in Occidente. Verranno giudicati vili perché non ci mettono la faccia? Gliene dicono già tante… Per alcuni è una questione di salute fisica e mentale, per difendersi dai veleni di Internet. Da cristiana-conservatrice moderata nonché ansioso-depressiva, detesto qualsiasi partito politico perché sento la politica come violenza. Ma se si sostiene A/P si viene bollati come fascisti, cattofascisti, estrema destra; o considerati una massa unica, i “fan da curva sud”. Questo vogliono dire i Figli di Fëanor: no, non siamo come l’AIST ci vuole, siamo i tolkieniani a cui non importa nulla della loro fantapolitica. Abbiamo un nome e un volto: quelli di chi si sente escluso come noi.
Origine ideologica della nuova traduzione. Una volta deciso di concentrarci sulla critica a Fatica invece che sulla difesa di A/P, abbiamo scoperto una quantità enorme di fonti primarie: ovvero, filologicamente, le parole originali di Fatica (poche), dei sostenitori (molte) e dei commentatori (moltissime). Quanto ai commentatori, è stato necessario limitarsi, ma abbiamo scoperto una serie di studiosi eccellenti, come Costanza Bonelli e Kelopoeta, già ospitati dalla Voce di Arda, o Davide Gorga che mi accompagnerà nell’impresa del 17 aprile.
Purtroppo la nuova traduzione fu subito accompagnata o addirittura preceduta da critiche positive e negative fuori controllo. Da una parte i fautori di Fatica la propugnarono come “l’uscita dall’oscurità” in senso ideologico. Io non so chi sia Evola, non capisco la differenza fra tradizione e Tradizione, ma dal 1981 ho talmente apprezzato Il Signore degli Anelli in traduzione A/P da essere spinta a leggerlo in inglese, poi a leggere tutto Tolkien in inglese, poi a scrivere saggi e tenere conferenze… Non ero consapevole di vivere nell’oscurità.
Questa traduzione libererà Tolkien dall’egemonia dell’estrema destra? Ci sarebbe da sbadigliare, se il risultato non fosse gravissimo. Fatica è noto soprattutto per aver scritto poesie e ritradotto Moby Dick, ha ammesso di non essere uno specialista di fantasy e di non aver mai letto Il Signore degli Anelli. Ha fatto affermazioni sbalorditive, come la sua completa incomprensione del significato dei linguaggi inventati di Tolkien. Una delle sue prime dichiarazioni pubbliche fu che la traduzione A/P aveva “500 errori a pagina”, poi ritrattata.
La reazione dei sostenitori di Alliata fu altrettanto scomposta. Alliata stessa rispose con una querela. Un autogol? Non ho la competenza per giudicare; il risultato è che la traduzione A/P, edizione Bompiani, non è più disponibile in libreria.
In parte le critiche iniziali erano fondate: Bompiani scelse di pubblicizzare la nuova traduzione tramite la Poesia dell’Anello. Kelopoeta può spiegarla meglio di me, ma la nuova versione è tanto stridente che fu rigettata in blocco. Come biglietto da visita sarebbe stato meglio un brano in prosa, magari il passo sulla Pietà di Bilbo, che Fatica ha reso abbastanza bene. Sbattere subito in faccia ai lettori quella che sembra una parodia ha avuto l’effetto opposto su coloro che da 50 anni recitano con amore, e senza camicia nera, “Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende”. Su Fatica si riversarono insulti di ogni genere, anche ingiustificati. No, non ha tradotto Mount Doom con “La Montagna Fiammea”; quella è la traduzione di The Fiery Mountain. Non che sia bella, ma è un esempio di fake news su cui moltissimi detrattori di Fatica sono pronti a giurare.
E infatti è subito partita la contro-reazione altrettanto irrazionale e violenta di Fatica e dei suoi sostenitori. Gli amanti di A/P sono fan da curva sud, attaccati all’orsacchiotto di peluche… siamo al punto che sono l’AIST e i suoi sostenitori a stabilire se uno è tolkieniano o no, si veda l’articolo “Ancora uno sforzo se volete essere tolkieniani”. No grazie, non ci serve che ce lo dica qualcun altro.
Giudizio linguistico. Ora facciamo finta di non sapere nulla di queste beghe e di non conoscere A/P. Fatica ha “restituito il vero Tolkien”? Concordo con i Figli di Fëanor: no.
Credo che Tolkien sia leggibile in originale anche da chi non sa l’inglese alla perfezione. Certo, ci vuole un dizionario e l’abitudine a certi stilemi e arcaismi che Tolkien usa, specialmente man mano che l’azione si fa più epica. Ma se è necessario leggere in italiano, si può non sapere niente dell’originale e accettare gli errori di traduzione se la lettura scorre. La “scorrevolezza” è una delle caratteristiche più vantate da Fatica. Ma non l’ha inventata lui: fu teorizzata come “sospensione volontaria dell’incredulità” da Coleridge nel 1817.
BAM! nel Prologo di Fatica si trova subito “nanostivali”. [Inserire facile battuta sulle nanotecnologie degli hobbit.] Traduce uno di quei misteriosi termini arcaici di Tolkien che tanto sbalordiscono Fatica? No: un banalissimo dwarf-boots, del tutto comprensibile in inglese moderno. Intanto il lettore è stato strappato dalla sospensione dell’incredulità.
Errori linguistici: nessun traduttore è perfetto, soprattutto di fronte a un’opera enorme. Una volta io chiamai una nave Variopinta e Multicolore in due volumi diversi. Ma non mi vantavo di “restituire la vera Robin Hobb”. Solo nei primi due capitoli, Hoard (il tesoro di Smaug) tradotto due volte con “riserva” è ingiustificabile. E via dicendo. Alla categoria si possono aggiungere le incongruenze: a volte Dale è Vallea (bello!), a volte è Valle.
Registri: anche questi sarebbero stati salvati dalla nuova traduzione. È vero, Tolkien usa registri diversi a seconda del parlante o della situazione, ma lo stile è generalmente alto. E Fatica? Il colloquialismo be’ si trova 80 volte, usato da Gandalf e da Aragorn oltre che dagli hobbit più ignoranti e informali. Gandalf, chiamato SEMPRE “mago” invece di “stregone”, usa termini da coatto come “sciroppati”, “andare a farsi benedire”, “fare dietrofront”…
I nomi: argomento molto soggettivo, e al momento non sappiamo quali diritti d’autore ci siano sui nomi e sulle poesie tradotte da A/P. Fatica si vanta di aver seguito le istruzioni di Tolkien (la Nomenclatura, reperibile su Internet) in cui viene suggerito di usare l’ortografia della lingua di destinazione; poi lascia Pippin Took al posto di Pipino Tuc?…
Le poesie: Fatica ottiene risultati alterni. L’Enigma di Aragorn mi piace abbastanza. La Canzone di Bilbo (I sit beside the fire and think) per niente. Non è solo un’opinione soggettiva. Chiedete a chiunque: che significa “L’inverno senza primavera che io non vedrò”?
Conclusione: la traduzione Fatica fallisce lo scopo dichiarato dell’AIST di “uscire dall’oscurità” e “restituire il vero Tolkien”. L’ideale sarebbe stato una revisione di A/P; forse anche una ritraduzione più umile, con una maggiore conoscenza dell’autore e la collaborazione bipartisan (orrore) degli studiosi tolkieniani, sarebbe stata accettata meglio.
Ci sentiamo il 17 aprile ore 21 sulla Voce di Arda! Paola Cartoceti e i Figli di Fëanor
Nota (di Giuseppe Scattolini): potete ascoltare tutte le puntate della Voce di Arda al link https://www.spreaker.com/user/simoneclaudiani o scaricando la app Spreaker.com e cercandovi la Voce di Arda.
Promette molto bene. Vi aspetto! 🙂
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